Biografia e bibliografia

Jacopo Bonfadio, pellegrino senza meta

Sintesi biografica

Un tema di fondo caratterizza fortemente la vicenda di Jacopo Bonfadio e cioè il nodo problematico del rapporto tra potere e intellettuali negli anni di crisi e di transizione a metà del Cinquecento. Come scrive il Garin “declinate le corti laiche si poteva contare sulle corti della curia ma divenne sempre più difficile per questa categoria di persone trovare una collocazione”.
La nascita di Bonfadio a Gazano si fa risalire a prima del 1509. egli prende gli ordini minori ma non si hanno notizie fino al 1535. Lettore di classici e di Dante, lascia il lago e i luoghi della sua formazione, alle spalle c’è il sistema economico produttivo basato sulla produzione e il commercio delle ferrarezze che le valli bresciane intessono con la repubblica di Venezia a cui si dedica la famiglia di lontana origine germanica. Dal 1533 non risiederà più stabilmente in questi luoghi tranne che per regolari soggiorni estivi in Gazzane. Nel 1526 i Lanzichenecchi scendono in Italia passando dalla Vallesabbia e nel 1530 si ha l’epidemia da peste. Proprio in questo periodo egli abbandona il lago ed è segretario a Roma dal Cardinale Merino per due anni; poi segretario del cardinal Ghinucci dal 1536 (il Ghinucci è personaggio importante, segretario del papa Giulio II curerà i rapporti tra papato ed Inghilterra); ha l’incarico di accompagnare Guido Da Bagno in un viaggio alla corte dell’Imperatore in Spagna al fine di assisterlo e guidarlo. In seguito a vicende oscure questo signore muore improvvisamente, Jacopo è di nuovo senza lavoro. Diventa segretario del vescovo di Conza che morirà giovane nel 1539 durante un soggiorno a Napoli. Nella città partenopea entra in contatto con l’esule spagnolo Juan Valdès, figura legata al riformismo religioso, rifugiatosi in Italia dopo le accuse dell’inquisizione spagnola.
Bonfadio è ospite del nobile Francesco Cenami e qui incontra il filosofo Bernardino Telesio (suo coetaneo; la sua opera sarà posta all’indice nel 1596 dopo aver conosciuto già quattro edizioni).
Il Bonfadio soggiorna a Napoli con tanti altri intellettuali che gravitavano intorno alle corte romana come il Caro, il Cenami, il Carnesecchi, il Flaminio, il Porrino ed altri.
Nella primavera del 1541 il gruppo raccolto intorno al Valdès si disperde, dopo poco il Valdès muore.
E’presso il cardinal Niccolò Ridolfi la cui biblioteca conta 600 manoscritti in greco e più di 100 in latino e 60 in arabo ed ebraico.
Il Bonfadio si accinge a ritornare agli studi universitari a Padova nel novembre del 1541 ed è ospite di Pietro Bembo di cui diventa istitutore del figlio insieme a Cola Bruno. Scrive al Manunzio parlando in modo disincantato dei suoi studi di filosofia (lettera 23). Muore il Cola Bruno ed il figlio del Bembo è mandato in Friuli e il Bonfadio non ha più motivo di restare in casa del grande umanista, quindi perde anche il contributo del Ridolfi. Si dedica all’insegnamento a più alunni.
Dal suo soggiorno a Padova il Bonfadio si avvicina in particolare al Conte Fortunato Martinengo di Brescia (1512-1552), fratello del più noto Celso che nel 1551 avrebbe preso la via dell’esilio in Svizzera per motivi religiosi.
Dal Martinengo riceve aiuto ed appoggi per cercare posto come precettore in famiglie agiate, il sogno di Bonfadio tuttavia è fare un’Accademia sulle rive del Benaco, o in Salò o in Maderno, ovvero in Toscolano leggendo Aristotele. Nel 1545 diviene pubblico lettore e annalista della Repubblica di Genova. Durante il primo inverno trascorso a Genova cominciò a leggere il primo libro della Politica di Aristotele in una chiesa ad uditori che lui si rammarica siano attempati e più mercanti che scolari. L’incarico primo è comunque quello di scrivere la storia della Repubblica a partire dal 1541. Egli la riprenderà dal 1528 indagando ancora la liberazione e pacificazione di Genova da parte di Andrea Doria. In seguito ad un’accusa di sodomia viene arrestato, rapidamente processato, condannato a morte per decapitazione e quindi bruciato. Gli atti del processo non saranno mai più ritrovati. La morte è del 1550 il 19 luglio presso il Palazzotto criminale di Genova, oggi Archivio di Stato.          (S. Z.)

Ora, il Bonfadio è, anzitutto, uno dei più belli scrittori di lettere, sobrio, succoso, nervoso, che avesse il Cinquecento.

Benedetto Croce

 

OPERE

Orazione di Cicerone in difesa di Milone, 1554
. Annali della Repubblica di Genova dal 1528 al 1550 (libri 5), 1586
. Le lettere e una scrittura burlesca, Bonacci editore Roma, 1978

BIBLIOGRAFIA

. Benedetto Croce, il Bonfadio in Scrittori e poeti del Tardo Rinascimento. vol I, pp.229-243, 1945
. Paolo Trovato, Intorno al testo e alla cronologia delle "Lettere"di J. Bonfadio, in Studi e problemi  di critica testuale, XX, 1980  
. Giovanni Delfino, Dei martirii e delle pene: il caso Bonfadio, Sodoma n. 1, pp. 81-92, 1984
. Alessandro Ghisetti, Jacopo Bonfadio, Tipografia Vobarnese, 2000
. Jacopo Bonfadio. Le avverse fortune di un umanista del Cinquecento, tesi di laurea di Selima Negro, Università degli studi di Milano, Anno accademico 2005-2006
. Jacopo Bonfadio a cinquecento anni dalla nascita, Atti del convegno, Roè Volciano, 2008